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Per la difesa dei diritti naturali dei cittadini
Il diritto allo studio, l'istituzione dei programmi legati ai piani regionali di sviluppo
Il diritto al lavoro, la difesa e lo sviluppo delle difese territoriali
Il diritto alla sicurezza, l'introduzione dell'Osservatorio del Quartiere

Cara amica, caro amico, ci rivolgiamo a te per informarti sui motivi che hanno portato alla nascita dei Democratici Europei Centro.
I D.E.C. intendono rivendicare al Centro una posizione autonoma e distinta dai due Poli costituiti dal Centrodestra e dal Centrosinistra, situandosi pertanto in una linea di ideale continuità con il progetto, poi abbandonato, di Democrazia Europea, da cui traggono la loro origine.
I D.E.C. mettono al centro della loro politica l'uomo come singolo individuo e come nucleo familiare, il cui valore va posto al di sopra delle cose e di ogni speculazione che, disconoscendone la centralità nell'universo, lo renda sussidiario agli interessi macroeconomici e geopolitici.
I D.E.C. si danno come obiettivo principale la difesa dei diritti del cittadino dalla demagogia e dai soprusi della cattiva politica, che accanto alle promesse elettorali fa convergere ogni tipo di interesse, estraneo alle esigenze del cittadino comune, a qualunque classe egli appartenga.
I D.E.C. sono nati principalmente perché nauseati dal miasma maleodorante che si è levato dai cosiddetti partiti nazionali; per contrastare l'arroganza, la prevaricazione, l'ignavia e la litigiosità che pongono il gruppo di potere al di sopra e molte volte in contrasto con i reali bisogni dell'individuo.
I D.E.C. sono nati contro la filosofia che vuole che i governanti governino non in base alla sincera ricerca del bene comune, come massima aspirazione pubblica di ogni politico, ma grazie ad una miliardaria campagna elettorale, che proprio perché miliardaria dovrà essere compensata in qualche modo con altrettanti ritorni, non solo elettorali, ma anche di vil moneta.
I D.E.C. sono nati perché offesi dai meccanismi partitici, dai giochi delle alleanze a tutti i costi e contro ogni plausibile ragione: rossi-rossi coi bianchi, coi gialli, coi verdi; e dall'altra parte un'immaginazione cromatica che non è da meno: azzurri coi neri, coi verdi chiari macchiati di bianco, coi bianchi colorati di blu. In politica la somma dei colori equivale oggi a un'annaspante, sclerotica ricerca di potere da catturarsi a qualsiasi costo e contro chiunque. Soprattutto contro gli elettori, che il più delle volte sono semplicemente buggerati, traditi, derisi, sino a dieci giorni prima della successiva tornata elettorale, quando gli stessi politici rispolverano e riaprono il catalogo delle promesse buone per tutti i tempi, trite e ritrite, da venditori di auto usate e di cavalli, di antica memoria.
I D.E.C. sono per la realizzazione di un sistema federalista maturo che consenta, a livello locale, l'adozione delle soluzioni utili allo sviluppo del territorio, di concerto con le indicazioni nazionali e comunitarie.
I D.E.C. sono per l'adozione di un sistema elettorale proporzionale alla tedesca, con sbarramento al 5%, che permetta alle forze politiche di far convergere la loro azione su programmi e contenuti largamente condivisi. Propongono altresì l'istituzione di una Camera delle Regioni.
Un partito come il nostro non si illude di avere vita facile, non cerca compromessi e non vuole ritagliarsi un pezzetto della torta. Siamo contrari alla tesi in base alla quale oggi bisogna scegliere e le scelte si sono, guardacaso, ridotte a due.
Tesi che contraddice non solo le meravigliose, tutte diverse e distinte espressioni della natura - sia umana, sia animale, sia vegetale - ma si contraddice palesemente in un mondo dove anche del più insignificante oggetto ne esistono almeno mille versioni. Perché dovremmo aderire ad uno schema politico bipolare che prevede l'alternanza alla tavola opportunamente apparecchiata e predisposta, mentre l'alternativa e la pluralità che sono sempre esistite nei modi di vedere la società, lo sviluppo, la ricchezza, la pace, la guerra, sono state ridotte esclusivamente a un gioco di interessi, che ci fanno provare sulla nostra pelle situazioni alienanti? Situazioni, politiche e leggi che, per il profitto di pochi su molti, annullano i diritti di molti per pochi. E questo sta avvenendo nella sanità, nella giustizia, nei servizi sociali, nella scuola, nel lavoro, nelle relazioni generazionali. Non esistono più diritti inviolabili quali erano e sono da considerarsi i diritti naturali: diritto alla vita, alla salute, allo studio, al lavoro, all'immigrazione, alla giustizia e alla sicurezza.
La vita è sempre più considerata un lusso, un investimento, una bocca in più da sfamare. Per fortuna questo problema non se lo sono posti i nostri antenati, perché oggi il mondo non esisterebbe più.
Oggi occorre più che mai e ad ogni livello - Comunitario, Nazionale, Regionale - promuovere politiche a salvaguardia della famiglia e delle giovani coppie, che offrano loro una formazione basata sui valori fondanti della società, che le aiutino ad avere una casa a prezzi equi, che consentano un sostegno alle madri lavoratrici nel momento in cui si devono occupare dei figli piccoli. Soprattutto è necessario introdurre politiche del lavoro rispettose dei ritmi anche biologici delle famiglie, per quanto riguarda l'organizzazione degli orari di lavoro nella pubblica amministrazione, nel privato, nei servizi resi al cittadino: asili, babysitteraggi, apertura dei negozi e degli uffici pubblici, ecc. Tutto ciò ricorrendo anche a forme di volontariato organizzato.
La salute, che prevede il diritto a curarsi, è diventata un'opportunità e un privilegio riservati ai soliti noti. Guai ai poveri e malati, ai portatori di handicap, ai poveri vecchi, ai bambini poveri. Per tutti questi la Provvidenza è la legge più benigna e principale, poiché alla legge degli uomini, delle società farmaceutiche e delle lobby che a questo mondo economico e produttivo fanno riferimento, semplicemente non interessano, perché non possono spendere. Intere nazioni sono state e sono cancellate da epidemie e malattie che nulla hanno a che invidiare, purtroppo, alle pesti bibliche, se non per il fatto che sono passati migliaia di anni e il mondo possiede in larga parte i mezzi per farvi fronte. Ma la durezza del cuore del fratello ricco contro il fratello povero fa in modo che, oltre alla fame, non gli manchi anche la malattia.
Noi proponiamo una politica basata sul territorio, che preveda l'istituzione degli Ambulatori di Quartiere dove si possono ricevere i servizi di base, incontrare con certezza e per un congruo orario di presenza il medico di base, svolgere i principali esami senza ricorrere ai Pronto Soccorso, con i conseguenti disagi sia per il cittadino che per le strutture ospedaliere. Presidi posti in prima linea, quindi, non per le gravi emergenze ma per le ordinarie prestazioni di tipo ambulatoriale.
Ed insieme ad essi, occorre istituire il Medico e l'Infermiere di Quartiere: per ridurre i tempi di risposta alle istanze per la salute, per dare assistenza domiciliare, per somministrare le prestazioni di tipo paramedico (come iniezioni, ecc.) soprattutto alle persone anziane, sole, ai portatori di handicap malati che non possono raggiungere le strutture. Riorganizzando i servizi in modo da ottimizzare i costi senza imporre ai cittadini tasse impopolari e ticket: con meno sprechi si ottiene molto di più che aumentando le tasse senza eliminare gli sprechi!
Lo studio è diventato un optional: infatti non c'è più alcuna certezza che l'impegno, i soldi spesi, gli anni trascorsi sui libri servano all'applicazione pratica in un lavoro delle esperienze maturate negli anni dell'apprendimento.
Oggi ci dicono che occorre "riciclarsi". Ma cosa significa "riciclarsi"? Significa mandare in parcheggio intere generazioni che, in attesa di trovare il giusto ciclo, cessano di vivere da essere umani, senza la possibilità di essere autonomi, di avere e mantenere una famiglia. Li si aggancia - quando sono fortunati - alla pensione del nonno e dei genitori come maggiore speranza di sopravvivenza. Per tutti gli altri, uno dei maggiori incentivi e tentazione è delinquere.
Occorre sviluppare subito politiche per l'istruzione pubblica non più estranee alla vita dei contemporanei, ultragenerazionali e di lunghissima valenza, bensì flessibili, tematiche e concertate con la politica di sviluppo industriale, dell'artigianato, del commercio, dell'ambiente, del turismo, dell'agricoltura, dei servizi alla persona, del no-profit, e non ultima con una politica dell'immigrazione.
Oltre a offrire Cultura, lo studio deve dare la possibilità concreta e certa di formare professionalità e manualità legate alle politiche di sviluppo, necessariamente di tipo federalista, che sostengano le forme produttive tipiche della regione.
Dopo una formazione di base interdisciplinare, che preveda l'acquisizione di una solida padronanza della lingua nazionale, la conoscenza della struttura fondamentale di almeno due lingue europee, delle nozioni scientifiche, tecnologiche e informatiche di base, ogni Regione porrà gli obiettivi in base ai concreti piani di sviluppo, tali da consentire la massima occupazione soprattutto di tipo giovanile.
Noi consideriamo il lavoro, come la nostra Costituzione, un diritto naturale. Un bene indispensabile per realizzare compiutamente l'evolvere dell'uomo nel suo tempo e per il tempo della sua esistenza.
Siamo contro al lavoro nero, allo sfruttamento, alle condizioni di pericolo naturali e innaturali che giocano con la vita del lavoratore, che non si curano affatto dell'ambiente, dell'inquinamento, che pongono il profitto ancora una volta sopra tutto e sopra tutti.
A forza di somme, sottrazioni, divisioni, moltiplicazioni e percentuali siamo riusciti a eliminare il lavoro. Ad eliminare le cause e le opportunità di lavoro; pur favorendo, dall'altra parte, il moltiplicarsi dei bisogni e delle esigenze in tutti i campi e settori della vita dell'uomo.
Negli ultimi 20 anni è stato introdotto con orgoglio, quasi fosse un antagonista vittorioso al lavoro, il "valore" del tempo libero. Oggi, dopo 20 anni, abbiamo milioni di persone ricche di tempo libero, ma prive di qualsiasi tipo di lavoro.
Peccato che il tempo libero è veramente un valore quando si dispone di tanti soldi. E senza lavoro, per la maggior parte delle persone è difficile averli, in modo lecito.
In un simile contesto, riteniamo che sia molto pericoloso e illusorio basare grandi attese e speranze solo sul "fai da te". Bisogna invece favorire la trasformazione e la conservazione dei grandi complessi industriali, i soli a poter garantire un'occupazione diffusa, sia diretta che come indotto.
La crisi che vede protagoniste in negativo primarie aziende italiane e non, deve far riflettere. Non tanto sulla crisi dichiarata, ma sui motivi per cui non si è attivata una politica preveggente che consentisse la creazione di alternative di tipo industriale, a salvaguardia di intere classi lavoratrici.
Lo Stato, e per esso le Regioni e gli Enti Locali, non possono dichiararsi estranei a fattori così importanti per la vita del territorio da loro amministrato.
L'azienda non può e non deve essere lasciata sola nella politica di sviluppo industriale, quando questa politica può creare recessione, disoccupazione, gravi problemi di ordine pubblico e sociale. La politica deve salvaguardare il lavoro e i suoi prodotti con nette prese di posizione, anche in contraddizione e in dissenso motivato con posizioni e imposizioni Comunitarie che, in favore di un bene comune, possono arrecare e a volte arrecano concreti danni (pensiamo alla "politica" del latte, dell'agricoltura, delle produzioni alimentari tipiche, ecc.)
L'immigrazione è, è stata e sarà sempre figlia della natura dell'uomo, nomade perché in cammino verso la meta. Checchè se ne dica, su questa terra siamo solo viaggiatori in transito: e allora camminiamo, ci spostiamo.
Oggi come ieri, e ancor più domani, l'uomo si muoverà favorito dai diversi mezzi di trasporto, dalla velocità degli stessi, dalla spinta consumistica, dai miraggi del benessere, dalla terra promessa. Ma molte volte, più che spinto, è obbligato: dalla fame vera, dalla carestia, dalle malattie, dalle calamità naturali, dall'acqua, dal fuoco, dal fango, dalla natura ingenerosa.
E allora capita che, seppur emigranti o immigrati, se siamo ricchi veniamo considerati facoltosi turisti, possidenti, benestanti, uomini d'affari. Se siamo poveri: profittatori, prostitute, drogati, magnaccia, malati o quanto di peggio l'avidità del cuore umano riesce a concepire. Ed ecco allora la guerra al giallo, al rosso, al nero, al bianco, a seconda di dove si sposta e all'humus che questa nostra civiltà è stata capace di generare. L'uomo "missionario", errante su questa terra, si distingue dalla "bestia" solo se capace di accettare, di amare e di aiutare al limite delle proprie forze non solo il suo amico, ma anche chi non gli è ancora amico.
Sempre di più, allora, occorre promuovere delle politiche Comunitarie che monitorizzino il fenomeno, e diano indicazioni ai Paesi membri per legiferare in modo flessibile e tempisticamente idoneo alla regolazione dei flussi. Siamo decisamente contro le politiche di ghettizzazione che esasperano solamente la convivenza tra i cittadini, alimentando risentimenti che possono arrivare all'odio razziale e che sono sempre padri dell'ingiustizia.
Guai a introdurre leggi di difesa unilaterali, che non siano comprensive del diritto-dovere di reciprocità: la fantomatica proposta di legge sulle impronte digitali, ammesso e non concesso che possa essere di qualche utilità, non può essere limitata a una parte della popolazione, né adottata da un solo Stato della Comunità, perché questo pone oggettive difficoltà. L'unico modo per far diminuire il fenomeno dell'immigrazione è quello di intervenire in modo fattivo e generoso, con politiche di aiuto serie, direttamente nei paesi di origine, dove nascono le cause dell'immigrazione. Molto legata ai fenomeni dell'immigrazione è la tolleranza nei confronti dei Culti religiosi e la reciprocità di poterli professare in libertà e rispetto.
La giustizia, bene supremo per la collettività e per il singolo, oggi più di ieri è tirata per la toga. Più che giustizia con la G maiuscola è un sopruso con la S maiuscola: il forte, il potente e il ricco se la cava sempre, anzi si fa le leggi non per essere considerato eguale, ma addirittura al di sopra della legge. Per tutti gli altri la giustizia è pena, costi e risposte amaramente negate. Proponiamo pertanto l'introduzione della figura del Difensore Civico di Quartiere, che possa aiutare il cittadino a difendersi anzitutto dai meandri ingarbugliati di leggi e leggine di tutti i tipi, che gli rendono la vita impossibile, in particolare quando egli si trova nella condizione di essere anziano, impreparato, portatore di handicap.
Il Difensore Civico di Quartiere deve farsi parte attiva affinché a tutti i cittadini vengano prontamente riconosciuti i servizi di cui hanno diritto, e che la maggioranza ignora.
La domanda di giustizia non può essere intesa solo come difesa, ma deve anche essere intesa come diritto.
La sicurezza è un diritto naturale, connesso alla vita, alla salute, al lavoro e all'ambiente, inteso non solo come clima, pulviscoli o gas nell'atmosfera. Parliamo di chi ci sta vicino: del nostro condominio, della nostra strada, del nostro quartiere, della nostra città, del mercato dove andiamo a fare la spesa, dei viali e dei giardini dove andiamo a passeggiare, dei parchi dove vorremmo far giocare liberamente i nostri bambini.
Ma la sicurezza è figlia di una società civile, equa e tollerante, dove il ricco non prevarica il povero, dove il benessere non è una rapina ai danni del malessere, dove il disagio e
l'esasperazione sono patologie e non la norma.
Dove la gente ha la possibilità di lavorare, dove il lavoro non manca, dove gli esuberi - sterili statistiche nel bilancio aziendale - non diventano piaghe nel tessuto sociale in cui si producono.
La sicurezza significa semplicemente vivere in pace e non avere paura dell'altro, del diverso, dello straniero.
La sicurezza deve poter diventare gioia dell'accoglienza, riscoperta e curiosità per le differenze, amicizia per i nostri conterranei e per quelli che ci stanno vicino.
Solo così, investendo nel rispetto e nella fiducia, abbatteremo lo spettro della paura irrazionale e molte volte immotivata. Basta con la guerra tra poveri di spirito, di cultura, di fede, di speranza. Poveri contro poveri.
Amici, cambiamo gli obiettivi. Non facciamo una battaglia: nessuna battaglia, nessuna guerra. Dimostriamo che anche i poveri sono immensamente ricchi di generosità, di cortesia, di accoglienza, di amicizia, di condivisione, di mutuo soccorso. Dimostriamo che le più importanti politiche sociali sono in realtà discriminanti, selettive e insultanti del bisogno. Dimostriamo che, senza tanti investimenti miliardari, in ciascuno di noi esiste una forza che vale più di qualunque ricchezza, che non si deteriora e che non può esserci rubata, ma che con animo sereno e speranzoso può crescere, riprodursi e sostituire alla carità che aiuta la solidarietà che salva.
A livello pratico, noi proponiamo un monitoraggio del territorio con l'introduzione dell'Osservatorio di Quartiere, che ha lo scopo di prevenire tutte quelle situazioni che possono degenerare in soprusi, violenze, atti criminosi, sia individuali che di gruppo. L' Osservatorio è collegato a una Centrale Operativa intelligente che, 24 ore su 24, è in grado di garantire il pronto intervento, attivando di volta in volta i servizi e le forze più opportune.
Il lavoro dell'Osservatore, preposto alla sicurezza di tutti i cittadini, dovrà trovare validi aiuti nelle Associazioni di Volontariato che, collaborando a qualificare e riqualificare il territorio, sapranno essere non solo un occhio vigilante e rispettoso, ma soprattutto "una mano che aiuta".
La conoscenza delle situazioni deboli e a rischio - anziani che vivono soli, famiglie con malati gravi, portatori di handicap, ecc.- sono indispensabili per effettuare un servizio utile e dare alla sicurezza il volto positivo che rappresenta il maggior interesse per il cittadino.
Per tutti questi valori e diritti, vitali nell'esistenza del singolo come della collettività, il Partito dei Democratici Europei Centro si propone con umiltà e con impegno giornaliero di immergersi nella vita vera, reale, nel tessuto più profondo della società, partendo dalle periferie, dai quartieri e circoscrizioni, dai paesi e dalle città.
Attivando un servizio di Volontariato politico di zona, che metta in contatto il cittadino e il territorio con la Politica e l'Amministrazione. Il nostro servizio di volontariato prevede l'istituzione di un Portale mobile informativo al Cittadino, che consente la diffusione di informazioni utili alla soluzione di tanti problemi piccoli e grandi, di tipo individuale e collettivo, per la vita personale del singolo come per quella sociale del suo quartiere. A questo serve la politica, a questo serve il politico, a questo si impegnano i giovani e i vecchi, le donne e gli uomini dei D.E.C. Il nostro è un partito di gente fra la gente e per la gente, di gente del genere comune, quella che non si ritiene parte estranea alla società, ma che vuole, desidera, può e deve riprendersi l'autorità e il potere che il voto gli dà. Per onorare il sangue delle generazioni passate, che per questo sacro diritto hanno dato la vita.
La gente comune si deve organizzare e compatta imporre la propria volontà: promuovendo incontri spontanei, tramite interpellanze e sottoscrizioni popolari, con la tua partecipazione al servizio di volontariato politico "S.O.S. al cittadino" promosso dai D.E.C.
Cara amica, caro amico,
partecipa con noi alla costruzione di un piccolo grande partito che si propone di fare cose piccole piccole, ma per tutti e tutti i giorni. Iscriviti al partito dei Democratici Europei Centro che ha voglia di essere e di rappresentare speranza di futuro per te, per i tuoi figli, per i tuoi nipoti, per i tuoi genitori anziani, per i tuoi amici portatori di handicap, per un mondo sempre più vecchio dove la possibilità di trascorrere anni in malattia rappresenta una tragedia. Riappropriamoci di questo mondo, che è un dono di Dio fatto per noi e non un "business" di poche decine di migliaia di persone su miliardi di abitanti della terra.
Cacciamo le poche decine di migliaia, lasciamole nelle loro belle case coi loro pallottolieri, e riprendiamoci il gusto alla vita, l'ardire della speranza, la fede nel futuro e in noi stessi.

Democratici Europei Centro