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VAI ALLO SPECIALE ELEZIONI 2005
Per la difesa dei diritti naturali dei cittadini
Il diritto allo studio, l'istituzione dei programmi
legati ai piani regionali di sviluppo
Il diritto al lavoro, la difesa e lo sviluppo delle
difese territoriali
Il diritto alla sicurezza, l'introduzione dell'Osservatorio
del Quartiere
Cara amica, caro amico, ci rivolgiamo a te per informarti
sui motivi che hanno portato alla nascita dei Democratici Europei
Centro.
I D.E.C. intendono rivendicare al Centro una posizione autonoma
e distinta dai due Poli costituiti dal Centrodestra e dal Centrosinistra,
situandosi pertanto in una linea di ideale continuità con
il progetto, poi abbandonato, di Democrazia Europea, da cui traggono
la loro origine.
I D.E.C. mettono al centro della loro politica l'uomo come singolo
individuo e come nucleo familiare, il cui valore va posto al di
sopra delle cose e di ogni speculazione che, disconoscendone la
centralità nell'universo, lo renda sussidiario agli interessi
macroeconomici e geopolitici.
I D.E.C. si danno come obiettivo principale la difesa dei diritti
del cittadino dalla demagogia e dai soprusi della cattiva politica,
che accanto alle promesse elettorali fa convergere ogni tipo di
interesse, estraneo alle esigenze del cittadino comune, a qualunque
classe egli appartenga.
I D.E.C. sono nati principalmente perché nauseati dal miasma
maleodorante che si è levato dai cosiddetti partiti nazionali;
per contrastare l'arroganza, la prevaricazione, l'ignavia e la litigiosità
che pongono il gruppo di potere al di sopra e molte volte in contrasto
con i reali bisogni dell'individuo.
I D.E.C. sono nati contro la filosofia che vuole che i governanti
governino non in base alla sincera ricerca del bene comune, come
massima aspirazione pubblica di ogni politico, ma grazie ad una
miliardaria campagna elettorale, che proprio perché miliardaria
dovrà essere compensata in qualche modo con altrettanti ritorni,
non solo elettorali, ma anche di vil moneta.
I D.E.C. sono nati perché offesi dai meccanismi
partitici, dai giochi delle alleanze a tutti i costi e contro ogni
plausibile ragione: rossi-rossi coi bianchi, coi gialli, coi verdi;
e dall'altra parte un'immaginazione cromatica che non è da
meno: azzurri coi neri, coi verdi chiari macchiati di bianco, coi
bianchi colorati di blu. In politica la somma dei colori equivale
oggi a un'annaspante, sclerotica ricerca di potere da catturarsi
a qualsiasi costo e contro chiunque. Soprattutto contro gli elettori,
che il più delle volte sono semplicemente buggerati, traditi,
derisi, sino a dieci giorni prima della successiva tornata elettorale,
quando gli stessi politici rispolverano e riaprono il catalogo delle
promesse buone per tutti i tempi, trite e ritrite, da venditori
di auto usate e di cavalli, di antica memoria.
I D.E.C. sono per la realizzazione di un sistema federalista maturo
che consenta, a livello locale, l'adozione delle soluzioni utili
allo sviluppo del territorio, di concerto con le indicazioni nazionali
e comunitarie.
I D.E.C. sono per l'adozione di un sistema elettorale proporzionale
alla tedesca, con sbarramento al 5%, che permetta alle forze politiche
di far convergere la loro azione su programmi e contenuti largamente
condivisi. Propongono altresì l'istituzione di una Camera
delle Regioni.
Un partito come il nostro non si illude di avere vita facile, non
cerca compromessi e non vuole ritagliarsi un pezzetto della torta.
Siamo contrari alla tesi in base alla quale oggi bisogna scegliere
e le scelte si sono, guardacaso, ridotte a due.
Tesi che contraddice non solo le meravigliose, tutte diverse e distinte
espressioni della natura - sia umana, sia animale, sia vegetale
- ma si contraddice palesemente in un mondo dove anche del più
insignificante oggetto ne esistono almeno mille versioni. Perché
dovremmo aderire ad uno schema politico bipolare che prevede l'alternanza
alla tavola opportunamente apparecchiata e predisposta, mentre l'alternativa
e la pluralità che sono sempre esistite nei modi di vedere
la società, lo sviluppo, la ricchezza, la pace, la guerra,
sono state ridotte esclusivamente a un gioco di interessi, che ci
fanno provare sulla nostra pelle situazioni alienanti? Situazioni,
politiche e leggi che, per il profitto di pochi su molti, annullano
i diritti di molti per pochi. E questo sta avvenendo nella sanità,
nella giustizia, nei servizi sociali, nella scuola, nel lavoro,
nelle relazioni generazionali. Non esistono più diritti
inviolabili quali erano e sono da considerarsi i diritti naturali:
diritto alla vita, alla salute, allo studio, al lavoro, all'immigrazione,
alla giustizia e alla sicurezza.
La vita è sempre più considerata un lusso,
un investimento, una bocca in più da sfamare. Per fortuna
questo problema non se lo sono posti i nostri antenati, perché
oggi il mondo non esisterebbe più.
Oggi occorre più che mai e ad ogni livello - Comunitario,
Nazionale, Regionale - promuovere politiche a salvaguardia della
famiglia e delle giovani coppie, che offrano loro una formazione
basata sui valori fondanti della società, che le aiutino
ad avere una casa a prezzi equi, che consentano un sostegno alle
madri lavoratrici nel momento in cui si devono occupare dei figli
piccoli. Soprattutto è necessario introdurre politiche del
lavoro rispettose dei ritmi anche biologici delle famiglie, per
quanto riguarda l'organizzazione degli orari di lavoro nella pubblica
amministrazione, nel privato, nei servizi resi al cittadino: asili,
babysitteraggi, apertura dei negozi e degli uffici pubblici, ecc.
Tutto ciò ricorrendo anche a forme di volontariato organizzato.
La salute, che prevede il diritto a curarsi, è diventata
un'opportunità e un privilegio riservati ai soliti noti.
Guai ai poveri e malati, ai portatori di handicap, ai poveri vecchi,
ai bambini poveri. Per tutti questi la Provvidenza è la legge
più benigna e principale, poiché alla legge degli
uomini, delle società farmaceutiche e delle lobby che a questo
mondo economico e produttivo fanno riferimento, semplicemente non
interessano, perché non possono spendere. Intere nazioni
sono state e sono cancellate da epidemie e malattie che nulla hanno
a che invidiare, purtroppo, alle pesti bibliche, se non per il fatto
che sono passati migliaia di anni e il mondo possiede in larga parte
i mezzi per farvi fronte. Ma la durezza del cuore del fratello ricco
contro il fratello povero fa in modo che, oltre alla fame, non gli
manchi anche la malattia.
Noi proponiamo una politica basata sul territorio, che preveda
l'istituzione degli Ambulatori di Quartiere dove si possono
ricevere i servizi di base, incontrare con certezza e per un congruo
orario di presenza il medico di base, svolgere i principali esami
senza ricorrere ai Pronto Soccorso, con i conseguenti disagi sia
per il cittadino che per le strutture ospedaliere. Presidi posti
in prima linea, quindi, non per le gravi emergenze ma per le ordinarie
prestazioni di tipo ambulatoriale.
Ed insieme ad essi, occorre istituire il Medico e l'Infermiere
di Quartiere: per ridurre i tempi di risposta alle istanze per
la salute, per dare assistenza domiciliare, per somministrare le
prestazioni di tipo paramedico (come iniezioni, ecc.) soprattutto
alle persone anziane, sole, ai portatori di handicap malati che
non possono raggiungere le strutture. Riorganizzando i servizi in
modo da ottimizzare i costi senza imporre ai cittadini tasse impopolari
e ticket: con meno sprechi si ottiene molto di più che aumentando
le tasse senza eliminare gli sprechi!
Lo studio è diventato un optional:
infatti non c'è più alcuna certezza che l'impegno,
i soldi spesi, gli anni trascorsi sui libri servano all'applicazione
pratica in un lavoro delle esperienze maturate negli anni dell'apprendimento.
Oggi ci dicono che occorre "riciclarsi". Ma cosa significa
"riciclarsi"? Significa mandare in parcheggio intere generazioni
che, in attesa di trovare il giusto ciclo, cessano di vivere da
essere umani, senza la possibilità di essere autonomi, di
avere e mantenere una famiglia. Li si aggancia - quando sono fortunati
- alla pensione del nonno e dei genitori come maggiore speranza
di sopravvivenza. Per tutti gli altri, uno dei maggiori incentivi
e tentazione è delinquere.
Occorre sviluppare subito politiche per l'istruzione pubblica
non più estranee alla vita dei contemporanei, ultragenerazionali
e di lunghissima valenza, bensì flessibili, tematiche
e concertate con la politica di sviluppo industriale, dell'artigianato,
del commercio, dell'ambiente, del turismo, dell'agricoltura, dei
servizi alla persona, del no-profit, e non ultima con una politica
dell'immigrazione.
Oltre a offrire Cultura, lo studio deve dare la possibilità
concreta e certa di formare professionalità e manualità
legate alle politiche di sviluppo, necessariamente di tipo federalista,
che sostengano le forme produttive tipiche della regione.
Dopo una formazione di base interdisciplinare, che preveda l'acquisizione
di una solida padronanza della lingua nazionale, la conoscenza della
struttura fondamentale di almeno due lingue europee, delle nozioni
scientifiche, tecnologiche e informatiche di base, ogni Regione
porrà gli obiettivi in base ai concreti piani di sviluppo,
tali da consentire la massima occupazione soprattutto di tipo giovanile.
Noi consideriamo il lavoro, come la nostra
Costituzione, un diritto naturale. Un bene indispensabile per realizzare
compiutamente l'evolvere dell'uomo nel suo tempo e per il tempo
della sua esistenza.
Siamo contro al lavoro nero, allo sfruttamento, alle condizioni
di pericolo naturali e innaturali che giocano con la vita del lavoratore,
che non si curano affatto dell'ambiente, dell'inquinamento, che
pongono il profitto ancora una volta sopra tutto e sopra tutti.
A forza di somme, sottrazioni, divisioni, moltiplicazioni e percentuali
siamo riusciti a eliminare il lavoro. Ad eliminare le cause e le
opportunità di lavoro; pur favorendo, dall'altra parte, il
moltiplicarsi dei bisogni e delle esigenze in tutti i campi e settori
della vita dell'uomo.
Negli ultimi 20 anni è stato introdotto con orgoglio, quasi
fosse un antagonista vittorioso al lavoro, il "valore"
del tempo libero. Oggi, dopo 20 anni, abbiamo milioni di persone
ricche di tempo libero, ma prive di qualsiasi tipo di lavoro.
Peccato che il tempo libero è veramente un valore quando
si dispone di tanti soldi. E senza lavoro, per la maggior parte
delle persone è difficile averli, in modo lecito.
In un simile contesto, riteniamo che sia molto pericoloso e illusorio
basare grandi attese e speranze solo sul "fai da te".
Bisogna invece favorire la trasformazione e la conservazione dei
grandi complessi industriali, i soli a poter garantire un'occupazione
diffusa, sia diretta che come indotto.
La crisi che vede protagoniste in negativo primarie aziende italiane
e non, deve far riflettere. Non tanto sulla crisi dichiarata, ma
sui motivi per cui non si è attivata una politica preveggente
che consentisse la creazione di alternative di tipo industriale,
a salvaguardia di intere classi lavoratrici.
Lo Stato, e per esso le Regioni e gli Enti Locali, non possono dichiararsi
estranei a fattori così importanti per la vita del territorio
da loro amministrato.
L'azienda non può e non deve essere lasciata sola nella politica
di sviluppo industriale, quando questa politica può creare
recessione, disoccupazione, gravi problemi di ordine pubblico e
sociale. La politica deve salvaguardare il lavoro e i suoi prodotti
con nette prese di posizione, anche in contraddizione e in dissenso
motivato con posizioni e imposizioni Comunitarie che, in favore
di un bene comune, possono arrecare e a volte arrecano concreti
danni (pensiamo alla "politica" del latte, dell'agricoltura,
delle produzioni alimentari tipiche, ecc.)
L'immigrazione è, è stata e sarà sempre
figlia della natura dell'uomo, nomade perché in cammino verso
la meta. Checchè se ne dica, su questa terra siamo solo viaggiatori
in transito: e allora camminiamo, ci spostiamo.
Oggi come ieri, e ancor più domani, l'uomo si muoverà
favorito dai diversi mezzi di trasporto, dalla velocità degli
stessi, dalla spinta consumistica, dai miraggi del benessere, dalla
terra promessa. Ma molte volte, più che spinto, è
obbligato: dalla fame vera, dalla carestia, dalle malattie, dalle
calamità naturali, dall'acqua, dal fuoco, dal fango, dalla
natura ingenerosa.
E allora capita che, seppur emigranti o immigrati, se siamo ricchi
veniamo considerati facoltosi turisti, possidenti, benestanti, uomini
d'affari. Se siamo poveri: profittatori, prostitute, drogati, magnaccia,
malati o quanto di peggio l'avidità del cuore umano riesce
a concepire. Ed ecco allora la guerra al giallo, al rosso, al nero,
al bianco, a seconda di dove si sposta e all'humus che questa nostra
civiltà è stata capace di generare. L'uomo "missionario",
errante su questa terra, si distingue dalla "bestia" solo
se capace di accettare, di amare e di aiutare al limite delle proprie
forze non solo il suo amico, ma anche chi non gli è ancora
amico.
Sempre di più, allora, occorre promuovere delle politiche
Comunitarie che monitorizzino il fenomeno, e diano indicazioni ai
Paesi membri per legiferare in modo flessibile e tempisticamente
idoneo alla regolazione dei flussi. Siamo decisamente contro le
politiche di ghettizzazione che esasperano solamente la convivenza
tra i cittadini, alimentando risentimenti che possono arrivare all'odio
razziale e che sono sempre padri dell'ingiustizia.
Guai a introdurre leggi di difesa unilaterali, che non siano comprensive
del diritto-dovere di reciprocità: la fantomatica proposta
di legge sulle impronte digitali, ammesso e non concesso che possa
essere di qualche utilità, non può essere limitata
a una parte della popolazione, né adottata da un solo Stato
della Comunità, perché questo pone oggettive difficoltà.
L'unico modo per far diminuire il fenomeno dell'immigrazione è
quello di intervenire in modo fattivo e generoso, con politiche
di aiuto serie, direttamente nei paesi di origine, dove nascono
le cause dell'immigrazione. Molto legata ai fenomeni dell'immigrazione
è la tolleranza nei confronti dei Culti religiosi e la reciprocità
di poterli professare in libertà e rispetto.
La giustizia, bene supremo per la collettività e per
il singolo, oggi più di ieri è tirata per la toga.
Più che giustizia con la G maiuscola è un sopruso
con la S maiuscola: il forte, il potente e il ricco se la cava sempre,
anzi si fa le leggi non per essere considerato eguale, ma addirittura
al di sopra della legge. Per tutti gli altri la giustizia è
pena, costi e risposte amaramente negate. Proponiamo pertanto l'introduzione
della figura del Difensore Civico di Quartiere, che possa
aiutare il cittadino a difendersi anzitutto dai meandri ingarbugliati
di leggi e leggine di tutti i tipi, che gli rendono la vita impossibile,
in particolare quando egli si trova nella condizione di essere anziano,
impreparato, portatore di handicap.
Il Difensore Civico di Quartiere deve farsi parte attiva affinché
a tutti i cittadini vengano prontamente riconosciuti i servizi di
cui hanno diritto, e che la maggioranza ignora.
La domanda di giustizia non può essere intesa solo come
difesa, ma deve anche essere intesa come diritto.
La sicurezza è un diritto naturale,
connesso alla vita, alla salute, al lavoro e all'ambiente, inteso
non solo come clima, pulviscoli o gas nell'atmosfera. Parliamo di
chi ci sta vicino: del nostro condominio, della nostra strada, del
nostro quartiere, della nostra città, del mercato dove andiamo
a fare la spesa, dei viali e dei giardini dove andiamo a passeggiare,
dei parchi dove vorremmo far giocare liberamente i nostri bambini.
Ma la sicurezza è figlia di una società civile, equa
e tollerante, dove il ricco non prevarica il povero, dove il benessere
non è una rapina ai danni del malessere, dove il disagio
e
l'esasperazione sono patologie e non la norma.
Dove la gente ha la possibilità di lavorare, dove il lavoro
non manca, dove gli esuberi - sterili statistiche nel bilancio aziendale
- non diventano piaghe nel tessuto sociale in cui si producono.
La sicurezza significa semplicemente vivere in pace e non avere
paura dell'altro, del diverso, dello straniero.
La sicurezza deve poter diventare gioia dell'accoglienza, riscoperta
e curiosità per le differenze, amicizia per i nostri conterranei
e per quelli che ci stanno vicino.
Solo così, investendo nel rispetto e nella fiducia, abbatteremo
lo spettro della paura irrazionale e molte volte immotivata. Basta
con la guerra tra poveri di spirito, di cultura, di fede, di speranza.
Poveri contro poveri.
Amici, cambiamo gli obiettivi. Non facciamo una battaglia: nessuna
battaglia, nessuna guerra. Dimostriamo che anche i poveri sono immensamente
ricchi di generosità, di cortesia, di accoglienza, di amicizia,
di condivisione, di mutuo soccorso. Dimostriamo che le più
importanti politiche sociali sono in realtà discriminanti,
selettive e insultanti del bisogno. Dimostriamo che, senza tanti
investimenti miliardari, in ciascuno di noi esiste una forza che
vale più di qualunque ricchezza, che non si deteriora e che
non può esserci rubata, ma che con animo sereno e speranzoso
può crescere, riprodursi e sostituire alla carità
che aiuta la solidarietà che salva.
A livello pratico, noi proponiamo un monitoraggio del territorio
con l'introduzione dell'Osservatorio di Quartiere, che ha lo
scopo di prevenire tutte quelle situazioni che possono degenerare
in soprusi, violenze, atti criminosi, sia individuali che di gruppo.
L' Osservatorio è collegato a una Centrale Operativa intelligente
che, 24 ore su 24, è in grado di garantire il pronto intervento,
attivando di volta in volta i servizi e le forze più opportune.
Il lavoro dell'Osservatore, preposto alla sicurezza di tutti i cittadini,
dovrà trovare validi aiuti nelle Associazioni di Volontariato
che, collaborando a qualificare e riqualificare il territorio, sapranno
essere non solo un occhio vigilante e rispettoso, ma soprattutto
"una mano che aiuta".
La conoscenza delle situazioni deboli e a rischio - anziani che
vivono soli, famiglie con malati gravi, portatori di handicap, ecc.-
sono indispensabili per effettuare un servizio utile e dare alla
sicurezza il volto positivo che rappresenta il maggior interesse
per il cittadino.
Per tutti questi valori e diritti, vitali nell'esistenza del
singolo come della collettività, il Partito dei Democratici
Europei Centro si propone con umiltà e con impegno giornaliero
di immergersi nella vita vera, reale, nel tessuto più profondo
della società, partendo dalle periferie, dai quartieri
e circoscrizioni, dai paesi e dalle città.
Attivando un servizio di Volontariato politico di zona, che
metta in contatto il cittadino e il territorio con la Politica e
l'Amministrazione. Il nostro servizio di volontariato prevede l'istituzione
di un Portale mobile informativo al Cittadino, che consente
la diffusione di informazioni utili alla soluzione di tanti problemi
piccoli e grandi, di tipo individuale e collettivo, per la vita
personale del singolo come per quella sociale del suo quartiere.
A questo serve la politica, a questo serve il politico, a questo
si impegnano i giovani e i vecchi, le donne e gli uomini dei D.E.C.
Il nostro è un partito di gente fra la gente e per la gente,
di gente del genere comune, quella che non si ritiene parte estranea
alla società, ma che vuole, desidera, può e deve riprendersi
l'autorità e il potere che il voto gli dà. Per onorare
il sangue delle generazioni passate, che per questo sacro diritto
hanno dato la vita.
La gente comune si deve organizzare e compatta imporre la propria
volontà: promuovendo incontri spontanei, tramite interpellanze
e sottoscrizioni popolari, con la tua partecipazione al servizio
di volontariato politico "S.O.S. al cittadino" promosso
dai D.E.C.
Cara amica, caro amico,
partecipa con noi alla costruzione di un piccolo grande partito
che si propone di fare cose piccole piccole, ma per tutti e tutti
i giorni. Iscriviti al partito dei Democratici Europei Centro
che ha voglia di essere e di rappresentare speranza di futuro
per te, per i tuoi figli, per i tuoi nipoti, per i tuoi genitori
anziani, per i tuoi amici portatori di handicap, per un mondo sempre
più vecchio dove la possibilità di trascorrere anni
in malattia rappresenta una tragedia. Riappropriamoci di questo
mondo, che è un dono di Dio fatto per noi e non un "business"
di poche decine di migliaia di persone su miliardi di abitanti della
terra.
Cacciamo le poche decine di migliaia, lasciamole nelle loro belle
case coi loro pallottolieri, e riprendiamoci il gusto alla vita,
l'ardire della speranza, la fede nel futuro e in noi stessi.
Democratici Europei Centro
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